Pasquale Videtta

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Parma, da Stalingrado a Caporetto grillina

In Politica on 4 gennaio 2013 at 14:32

grillo_pizzarotti

«Parma è la nostra piccola Stalingrado. Se in questa città diventerà portavoce sindaco una persona per bene, un cittadino disinteressato che da bambino sognava di cambiare in meglio il mondo come Federico Pizzarotti, allora tutto è possibile in questo disgraziato Paese. La democrazia diretta potrà affermarsi in ogni Comune italiano e nelle Istituzioni. Parma Caput Mundi»
(Beppe Grillo, 13 Maggio 2012)

Sembrano ormai lontani i tempi in cui Beppe Grillo urlava dal palco di Parma contro la casta, contro l’inceneritore Iren (e Nichi Vendola) e contro i disastri delle precedenti amministrazioni. Quella che sarebbe dovuta essere la Stalingrado grillina è divenuta una Caporetto. Altro che Eden felice e spensierato: la città guidata da Pizzarotti non solo non ha registrato alcun passo in avanti ma, semmai, ne ha compiuti diversi indietro. Tante le promesse da marinaio  del sindaco a 5 Stelle e del suo spin-doctor genovese. Troppe per passare inosservate.

La riduzione dell’Imu tanto sbandierata? Può attendere. Resta l’aliquota allo 0,6% (il massimo consentito): «Prima di tutto dovevamo mettere in sicurezza i conti del Comune», si è giustificato in un’intervista rilasciata a La Stampa il 27 Dicembre: sembra un Mario Monti qualsiasi, ma è proprio Pizzarotti. E per quanto riguarda l’Irpef? Anche lui al massimo: 0,8%. Nessun ritocco.

Sonora bocciatura anche per il capitolo “Quoziente Parma”, che consisteva in una serie di sgravi fiscali per le famiglie in difficoltà, a seconda del numero di figli. Che fine ha fatto? E’ stato cancellato, malgrado gli elogi in campagna elettorale, in pompa magna dalla giunta grillina, perché «costa troppo».

Nemmeno gli asili nido vengono risparmiati: dopo la sospensione del progetto Giocampus (considerato un’eccellenza a livello italiano ed europeo), Pizzarotti si è spinto oltre, aumentando le rette a seconda del reddito fino al 20%.

Ma è sull’inceneritore Iren (definito un «tumorificio»), vero cavallo di battaglia del sindaco a 5 Stelle, che quest’ultimo ci ha rimesso completamente la faccia. «Per fare l’inceneritore dovranno passare sul cadavere di Federico Pizzarotti», aveva garantito Beppe Grillo il 21 Settembre. Peccato che il Tribunale del Riesame di Parma abbia respinto il ricorso del Comune, stabilendo che l’inceneritore si farà.

Eppure ce lo ricordiamo tutti il guru genovese strepitare dai palchi, vomitare battute omofobe contro Nichi Vendola, responsabile, a suo dire, di fare affari con Emma Marcegaglia per la costruzione degli impianti. La realtà, però, è ben diversa e ben più complessa, visto che il Presidente della Regione Puglia si è trovato in una situazione simile rispetto a quella del sindaco  grillino: iter degli inceneritori privati già avviato (nel 2003), bandi già vinti e vincoli europei da rispettare.

La realtà, appunto: la peggior avversaria del Movimento 5 Stelle.