Pasquale Videtta

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Progressisti, europeisti, conservatori? No, due ipocriti

In LGBTQ, Politica on 17 gennaio 2013 at 09:28

bersani montiAppena diciassette giorni fa Mario Monti, probabilmente dopo aver letto George Orwell, si auto-definiva «progressista», in un abile capovolgimento del significato delle parole. Come ho già scritto in precedenza, non ci sarà cambiamento se non si restituirà senso a quei termini vittime di abuso. L’enciclopedia Treccani può essere utile in questa missione: si definisce progressista chi «sostiene la necessità di accelerare il progresso, cioè l’evoluzione della società, nell’ambito politico, sociale ed economico, e si comporta e agisce di conseguenza (spec. in contrapp. a conservatore, reazionario)»

Ieri, però, il candidato premier centrista si è dichiarato contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e alle adozioni omogenitoriali: «La famiglia è formata da un uomo e una donna ed è giusto che i figli crescano con madre e padre»Questo sì che è progressismo.

La notizia, però, non è tanto che il conservatore Monti abbia detto «no» al pieno riconoscimento dei diritti civili; era piuttosto scontato, visto che a sostenere la sua candidatura vi è il Trio dell’Ave Maria formato da Casini, Binetti e Buttiglione. La vera notizia è che il vero (oppure presunto) candidato dei progressisti, ossia Pier Luigi Bersani, sui matrimoni omosessuali ha la stessa posizione del candidato premier dei conservatori. Il segretario del Pd non riesce ad andare oltre rispetto alle unioni civili:a un istituto giuridico diverso, che non garantirebbe gli stessi diretti e che creerebbe categorie di persone dalla dignità e dall’importanza diversa.

Eppure, entrambi si richiamano all’europeismo, giustificano provvedimenti iniqui e gravi utilizzando il mantra del «ce lo Chiede l’Europa». Sì, proprio la stessa Europa che, il 13 Marzo 2012, ha approvato una risoluzione che richiama gli Stati membri dell’UE a «non dare definizioni restrittive di famiglia».

Bersani e Monti non sono progressisti, né conservatori, né europeisti: sono semplicemente due ipocriti. E puzzano d’incenso.

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A proposito del «silenziare le ali estreme»…

In Partiti on 8 gennaio 2013 at 15:41

Camera - UDC - conferenza stampa CasiniMi limito a far notare (grazie ad un’osservazione dell’amica Viviana Cervellino), se proprio vogliamo essere puntigliosi, che l’unico partito a definirsi «estremo» è l’Udc. Non solo abbiamo visto tappezzare, in occasione delle Europee del 2009, le strade del Paese con manifesti di Pierferdinando Casini contenenti lo slogan «l’estremo centro», ma tale definizione campeggia ancora nella home del sito ufficiale dell’Udc.

Magari un giorno ci spiegheranno davvero il significato della parola «moderato» in un partito che, verso gli omosessuali (giusto per fare un esempio a caso), tanto moderato non è. Per informazioni rivolgersi a Paola Binetti e a Rocco Buttiglione.

Perché non ci sarà cambiamento se non si partirà dal vocabolario, dal restituire senso a quelle parole ormai prive di significato.

«Non domandate se noi siamo estremisti, ma di quale estremismo siamo. Saremo estremisti dell’odio o saremo estremisti dell’amore? Saremo estremisti del mantenimento dell’ingiustizia, o saremo estremisti della causa della giustizia?
Sì, siamo estremisti, siamo estremisti nella volontà di giustizia, di eguaglianza, di pace»
(Martin Luther King)