Pasquale Videtta

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Ce lo chiede l’Europa

In LGBTQ on 19 febbraio 2013 at 11:31

europagayNotizia fresca fresca: la Corte europea dei diritti umani, a cui aderiscono i 47 membri del Consiglio d’Europa, ha appena stabilito che «nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate».

Occorre ricordare, inoltre, che lo scorso Marzo il Parlamento Europeo approvò una risoluzione che chiedeva agli Stati membri di «non dare definizioni restrittive di famiglia». Stranamente, però, i partiti che si definivano e che si definiscono «europeisti» hanno fatto e continuano a fare orecchie da mercante.

La cosa curiosa e al contempo triste è che i matrimoni gay non verranno approvati né dal polo di destra, costituito da Pdl e Lega Nord, né dai «moderati» centristi, rappresentati da Monti, Casini e Fini, né dalla coalizione «progressista», che vede al suo interno il parere favorevole di Sel, ma quello totalmente contrario del Pd.

Ecco, poi però non ci si deve sorprendere se il ricatto del «voto utile» non viene accolto. Non ci si deve sorprendere se un tot di persone decide di votare per il M5S o per Rivoluzione Civile, che nel loro programma hanno il sì ai matrimoni a prescindere dall’orientamento sessuale. Forse perché, dopo diciannove anni in cui è stato richiesto il voto contro Berlusconi (da quegli stessi personaggi che lo hanno puntualmente aiutato e resuscitato), la gente vorrebbe poter votare per realizzare qualcosa, non per contrastare (ancora) qualcuno.

Perché non è possibile che un elettore di sinistra debba veder approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso dai conservatori inglesi e non dai progressisti nostrani. Perché non è possibile continuare a pensare che le unioni civili («alla tedesca», dice Bersani), siano la panacea di tutti i mali, che sia accettabile continuare a percorrere due binari diversi, che dinanzi a un bivio venga scelta sempre e comunque la strada del compromesso al ribasso e della disuguaglianza. Perché non è possibile considerare i diritti, interi e uguali per tutti, un’elemosina, una gentile concessione da elargire con il contagocce nel tempo.

Il tempo delle attese è finito. Ce lo chiede l’Europa.

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