Pasquale Videtta

Archive for the ‘LGBTQ’ Category

Volete essere scusati? Sostenete la legge contro l’omofobia

In LGBTQ, Partiti on 21 febbraio 2013 at 11:46

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Credo che non sia necessario spendere ulteriori commenti per il video realizzato da due esponenti di Fratelli D’Italia. E’ stato detto già tutto. Piuttosto mi concentrerei sulle parole di condanna di Giorgia Meloni e sul contro-filmato realizzato da Crosetto e dalla fondatrice del suddetto movimento.

«Ferma condanna per ogni specie di omofobia», ha commentato l’ex ministra della Gioventù, che si è detta «basita e avvilita» per l’accaduto. Per farsi perdonare, inoltre, i due fondatori di Fratelli D’Italia hanno registrato, appunto, un video. Ammetto che, quando su uno dei fogli ho letto «rispondiamo a modo nostro», pensando alla presenza di La Russa nel movimento, ho temuto che si riferissero al manganello e all’olio di ricino. Sapete com’è: certi amori non finiscono. Subito dopo è comparso: «Chiediamo scusa». 

Bene, bravi. Ma le parole non bastano. Contano i fatti e sono questi ad inchiodarvi, a mostrarvi per ciò che siete stati e per ciò che siete. Perché è facile chiedere il perdono a parole, ma poi votare a favore, come avete fatto entrambi, alle pregiudiziali di costituzionalità sulla legge contro l’omofobia di Anna Paola Concia, affossando il testo alla Camera.

La Meloni, dopo il suo voto, ha pensato a quanto fossero «basiti e avviliti» gli omosessuali che, ogni giorno, sono costretti a ghettizzarsi, a reprimere affettività, sessualità e vita, ad aver paura di poter semplicemente camminare mano nella mano con il proprio compagno o con la propria compagna?

Volete essere perdonati? Ok, tornate sui vostri passi e quando il centrosinistra proporrà la legge contro l’omofobia, sostenetela. Non ci sarebbero scuse più sincere.

Ce lo chiede l’Europa

In LGBTQ on 19 febbraio 2013 at 11:31

europagayNotizia fresca fresca: la Corte europea dei diritti umani, a cui aderiscono i 47 membri del Consiglio d’Europa, ha appena stabilito che «nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate».

Occorre ricordare, inoltre, che lo scorso Marzo il Parlamento Europeo approvò una risoluzione che chiedeva agli Stati membri di «non dare definizioni restrittive di famiglia». Stranamente, però, i partiti che si definivano e che si definiscono «europeisti» hanno fatto e continuano a fare orecchie da mercante.

La cosa curiosa e al contempo triste è che i matrimoni gay non verranno approvati né dal polo di destra, costituito da Pdl e Lega Nord, né dai «moderati» centristi, rappresentati da Monti, Casini e Fini, né dalla coalizione «progressista», che vede al suo interno il parere favorevole di Sel, ma quello totalmente contrario del Pd.

Ecco, poi però non ci si deve sorprendere se il ricatto del «voto utile» non viene accolto. Non ci si deve sorprendere se un tot di persone decide di votare per il M5S o per Rivoluzione Civile, che nel loro programma hanno il sì ai matrimoni a prescindere dall’orientamento sessuale. Forse perché, dopo diciannove anni in cui è stato richiesto il voto contro Berlusconi (da quegli stessi personaggi che lo hanno puntualmente aiutato e resuscitato), la gente vorrebbe poter votare per realizzare qualcosa, non per contrastare (ancora) qualcuno.

Perché non è possibile che un elettore di sinistra debba veder approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso dai conservatori inglesi e non dai progressisti nostrani. Perché non è possibile continuare a pensare che le unioni civili («alla tedesca», dice Bersani), siano la panacea di tutti i mali, che sia accettabile continuare a percorrere due binari diversi, che dinanzi a un bivio venga scelta sempre e comunque la strada del compromesso al ribasso e della disuguaglianza. Perché non è possibile considerare i diritti, interi e uguali per tutti, un’elemosina, una gentile concessione da elargire con il contagocce nel tempo.

Il tempo delle attese è finito. Ce lo chiede l’Europa.

Quindi il Pd avrebbe votato come il Front National

In LGBTQ, Politica on 2 febbraio 2013 at 13:05

niente-gay-pdFrançois Hollande ha mantenuto la promessa fatta in campagna elettorale. Con 249 sì e 97 no l’Assemblea nazionale francese ha approvato i matrimoni omosessuali. A sostenere il provvedimento, il Partito Socialista, il Front De Gauche di Jean-Luc Mélenchon, i Radicali di Sinistra, i Verdi e parte dei Modem; contrari l’UMP, il resto dei centristi e ovviamente il Front National.

Se da un lato la notizia mi fa gioire perché un altro Paese ha scelto la strada della piena uguaglianza, stabilendo che il mondo GLBTQ non deve avere un istituto giuridico differente e con diritti dimezzati , dall’altro mi rattrista sapere che il “progressista” Partito Democratico, se avesse potuto votare, avrebbe fatto parte dei 97 contrari con l’UMP e soprattutto il Front National. A proposito di «Italia giusta», caro Bersani…

Una dichiarazione del Pd al giorno toglie il mio voto di torno

In LGBTQ, Politica on 19 gennaio 2013 at 12:50

finocchiaroAl Pd non bastava aver detto «no» alla patrimoniale e «sì» all’ennesima guerra, questa volta in Mali. No, i democratici, maggioritari solo nell’autolesionismo, si sono spinti oltre con Anna Finocchiaro che, dimenticatasi (come il suo segretario) di essere in una formazione politica che si definisce «progressista ed europeista», ha dichiarato che «la famiglia è quella tra un uomo e una donna, lo dice la Costituzione» (falso). Roba da mandare in brodo di giuggiole Giovanardi e la Binetti.

Poi, magari, chiedono pure il «voto utile». Ma utile a che cosa? A far perdurare una condizione di disuguaglianza? A negare la libertà? A reprimere l’amore? Il valore dell’uguaglianza è troppo progressista per il Partito Democratico? Una società giusta, un’Italia giusta, caro Bersani, è quella che riconosce ai suoi cittadini la stessa dignità e gli stessi diritti.

Eppure, il Pd che si definisce così europeista, dovrebbe ricordare che c’è una risoluzione del Parlamento Europeo, risalente al 13 Marzo, che invita gli Stati membri a «non dare definizioni restrittive di famiglia». Anche questo «ce lo chiede l’Europa», no?

Progressisti, europeisti, conservatori? No, due ipocriti

In LGBTQ, Politica on 17 gennaio 2013 at 09:28

bersani montiAppena diciassette giorni fa Mario Monti, probabilmente dopo aver letto George Orwell, si auto-definiva «progressista», in un abile capovolgimento del significato delle parole. Come ho già scritto in precedenza, non ci sarà cambiamento se non si restituirà senso a quei termini vittime di abuso. L’enciclopedia Treccani può essere utile in questa missione: si definisce progressista chi «sostiene la necessità di accelerare il progresso, cioè l’evoluzione della società, nell’ambito politico, sociale ed economico, e si comporta e agisce di conseguenza (spec. in contrapp. a conservatore, reazionario)»

Ieri, però, il candidato premier centrista si è dichiarato contrario ai matrimoni tra persone dello stesso sesso e alle adozioni omogenitoriali: «La famiglia è formata da un uomo e una donna ed è giusto che i figli crescano con madre e padre»Questo sì che è progressismo.

La notizia, però, non è tanto che il conservatore Monti abbia detto «no» al pieno riconoscimento dei diritti civili; era piuttosto scontato, visto che a sostenere la sua candidatura vi è il Trio dell’Ave Maria formato da Casini, Binetti e Buttiglione. La vera notizia è che il vero (oppure presunto) candidato dei progressisti, ossia Pier Luigi Bersani, sui matrimoni omosessuali ha la stessa posizione del candidato premier dei conservatori. Il segretario del Pd non riesce ad andare oltre rispetto alle unioni civili:a un istituto giuridico diverso, che non garantirebbe gli stessi diretti e che creerebbe categorie di persone dalla dignità e dall’importanza diversa.

Eppure, entrambi si richiamano all’europeismo, giustificano provvedimenti iniqui e gravi utilizzando il mantra del «ce lo Chiede l’Europa». Sì, proprio la stessa Europa che, il 13 Marzo 2012, ha approvato una risoluzione che richiama gli Stati membri dell’UE a «non dare definizioni restrittive di famiglia».

Bersani e Monti non sono progressisti, né conservatori, né europeisti: sono semplicemente due ipocriti. E puzzano d’incenso.

Alessio De Giorgi, il «cuore a sinistra» e la poltrona al centro

In LGBTQ, Politica on 10 gennaio 2013 at 13:40

Alessio_de_GiorgiSono sempre stato convinto che la rovina del mondo omosessuale sia diretta responsabilità anche dei cosiddetti “vip gay” prestati alla politica. Di questa schiera fa parte Alessio De Giorgi, direttore di gay.it, presidente toscano dell’Arcigay dal 2000 al 2006, ambasciatore italiano dell’International Gay and Lesbian Travel Association e grande sostenitore di Matteo Renzi (al punto da essere uno dei soci fondatori delle Officine Democratiche) alle primarie del centrosinistra. Durante la competizione tra Bersani, Vendola, la Puppato, Tabacci e il sindaco fiorentino lui si schierò proprio con quest’ultimo perché, a suo dire, con l’attuale segretario del Pd i diritti civili sarebbero stati sacrificati in nome dell’alleanza con Pierferdinando Casini. In un post del 29 Novembre sull’Huffington Post, intitolato “Non mi fido di Bersani (e Casini), per questo sui diritti civili dico Renzi”, De Giorgi spiegava con convinzione il perché fosse necessario sostenere il “buon” Matteo:

«Mentre Bersani non disdegna, anzi, quasi auspica un’alleanza con Pierferdinando Casini, Renzi è stato chiaro anche in questo. Bersani […] sa che non potrà prescindere dai suoi (di Casini, ndr) voti. E significherebbe affossare ancora una volta una promessa; […] ci costringerebbe, insomma, a rimanere cittadini di serie B. Davvero vogliamo umiliare ancora le coppie di fatto di questo paese?».

Votare Renzi per non avere il leader dell’Udc, quindi. Peccato che è di oggi la notizia, annunciata dal diretto interessato, che De Giorgi sarà candidato in Toscana, al Senato, con lista Monti. Qualcuno dovrebbe ricordargli che, nella lista in questione e in coalizione, ci saranno anche lo stesso Pierferdinando e la collega Paola Binetti, così come Buttiglione e Fini. Questo sì, è effettivamente umiliante.

Sempre il 29 Novembre, lo smemorato De Giorgi rimproverava Massimo D’Alema, reo di porre i diritti civili in secondo piano rispetto alla crisi economica:

«Se pensiamo che le proposte di legge per regolarizzare le convivenze che sono nei cassetti del parlamento sono 8 a cui se ne aggiungono 2 sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, si capisce quanto in basso debba trovarsi nella lista di priorità dei politici la regolarizzazione di un milione di famiglie “non tradizionali”. Se qualcuno avesse dubbi, D’Alema ha espresso il concetto con chiarezza più volte: “i problemi degli italiani sono altri”; che comunque è un salto in avanti rispetto a – cito sempre D’Alema – “il matrimonio gay offenderebbe il sentimento religioso degli italiani”».

Oggi, sempre De Giorgi, affetto da chissà quale forma di dimenticanza, si candida appunto con Monti che ha definito quello dei diritti civili «un tema importantissimo, ma non urgente». Anzi, ora è lui stesso ad affermare che «è evidente che di fronte ad una crisi economica, le nostre battaglie non siano tra le primissime cose da affrontare». Una dichiarazione che fa rima con il «la crisi viene prima dei diritti gay» del rimproverato D’Alema. Evidentemente il 29 Novembre non si era ancora accorto dello stato economico del Paese. O più semplicemente è un jukebox di dichiarazioni a seconda della propaganda da attuare e del candidato da sostenere.

Altra curiosità: nella sua biografia sull’Huffington Post, De Giorgi si definisce «col cuore a sinistra». Un giorno sarà in grado di spiegarci cosa ci sia di “rosso” nei “compagni” Monti, Fini e Casini. No, perché l’unica cosa che avrà a sinistra, seduta al suo fianco, sarà Paola Binetti.

UPDATE 16.40: Segnalo il post di Luca Sappino: se De Giorgi parla come la Bindi…