Pasquale Videtta

Archive for the ‘Attualità’ Category

Fidanzati(ni) d’Italia

In Attualità, Politica on 26 maggio 2013 at 14:54

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Quanti sono i Fidanzati(ni) d’Italia? Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno.

Corigliano Calabro, Cosenza, un fidanzato di origine italiana, uccide la ragazza di 16 anni con un coltello. Prosegue poi dandole fuoco. Dopo aver compiuto il delitto, trasporta il cadavere in campagna.
Cerignola, Foggia, un fidanzato italiano, già identificato per spaccio, uccide a colpi di pistola la sua ex ragazza di 16 anni. I fidanzati(ni) d’Italia girano da tempo per l’Italia indisturbati.
Fontana di Rubiera, un italiano, Ivan Forte, strangola la fidanzata. Senza un motivo. E dopo averla soffocata, Forte è stato per venti ore a pensare; a meditare come farla franca. Nel frattempo ha scaldato il latte e dato da mangiare al piccolo con il biberon. Poi ha messo in atto il suo piano: ha dato fuoco al corpo della donna e a tutto l’appartamento, per simulare una fatalità e cancellare le prove di quell’orrore.

Chi è responsabile? Non la Polizia che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del femminicidio in Italia.
Nessuno è colpevole, forse neppure i fidanzati(ni) d’Italia. Se gli danno l’infermità mentale presto saranno di nuovo uomini liberi.

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Nulla di nuovo sotto il Cupolone

In Attualità, Religione on 14 marzo 2013 at 12:09

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Da ieri si sprecano gli «habemus Papam», dopo giorni di «siamo senza Papa e senza Governo», a dimostrazione che anche nel linguaggio quotidiano vi è ormai un’ingerenza di uno Stato confessionale che dovrebbe essere indipendente da uno Stato laico. Habetis Papam, anzi habent. Loro, il Vaticano. Per questo ho provato i brividi quando ho sentito intonare l’inno di Mameli, questo sì nostro, in Piazza San Pietro per acclamare il nuovo Pontefice, quello «del cambiamento», «progressista», «vicino agli ultimi».

Si sono sprecate le definizioni, gli elogi, le esaltazioni e le prostrazioni dei quotidiani odierni, ad eccezione de il Manifesto, che se non esistesse bisognerebbe inventarlo: «Non è Francesco», il titolo provocatorio a caratteri cubitali. La Repubblica, sul suo sito, non ha trovato di meglio che dedicare uno speciale alla sua passione del nuovo Papa: il tango. «Quando Badoglio ballava il tango», è il sottotitolo che campeggia nella home-page, con tanto di grassetto. Sembra Studio Aperto, ma è proprio la Repubblica.

Incensato praticamente da tutti, quindi. Poi non importa che, sulle donne, abbia affermato che sono «inette alla politica». Era il 2007 e Cristina Kirchner, attuale presidentessa dell’Argentina, si candidò alle presidenziali con una coalizione d’ispirazione socialista. La reazione di Bergoglio fu furente:

«Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo. Abbiamo avuto una donna come presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo». 

Per il Papa Francesco I le donne dovrebbero quindi tornare ai fornelli e all’aspirapolvere. Sì, molto «progressista».

Omosessualità e aborto? Guai a nominarli. I matrimoni tra persone dello stesso sesso «sono un segno del diavolo»Di più«Mettono in gioco l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio. Questo è un tentativo distruttivo del disegno di Dio». Roba da far impallidire anche il pastore tedesco Ratzinger, che non si era ancora spinto a riesumare la figura luciferina.

Pare che Bergoglio abbia avuto anche legami con la dittatura argentina (consiglio l’approfondimento su Polisblog) e in modo particolare con Videla, condannato a due ergastoli e a 50 anni di carcere per vari crimini contro l’umanità, tra i quali l’assassinio e la tortura di 30000 persone.

Legami ricorrenti nel mondo ecclesiale. Basti pensare a quello tra Pio XI e Mussolini (quest’ultimo venne definito dal Pontefice «un dono della Provvidenza») o a quello tra Pio XII e Hitler o ancora a quello tra Wojtyla e Pinochet.

Nulla di nuovo sotto il Cupolone.

Hitler e Mussolini sono vivi

In Attualità on 27 gennaio 2013 at 14:18

Hitler_and_Mussolini_June_1940Hitler e Mussolini sono vivi.

Sono vivi quando deridete un omosessuale, quando lo emarginate, quando lo private della sua libertà, della sua dignità, del suo amore, dei suoi diritti, quando lo etichettate come «frocio», «finocchio», «ricchione», «checca», quando dite che «ci sono cose più importanti da affrontare».

Sono vivi quando criminalizzate i migranti, quando li aggredite, quando vorreste «mandarli tutti a casa», quando considerate il colore della pelle una colpa, quando iniziate a dire «io non ho nulla contro i neri, ma… se… forse…», quando rispondete con l’indifferenza o con il disprezzo alla povertà, al bisogno d’aiuto, quando vi dimenticate che il nostro Paese è così ricco perché, nel corso della storia, ha avuto una mescolanza di culture enorme.

Sono vivi quando discriminate le persone in base all’orientamento religioso, quando impedite ai musulmani di avere luoghi di culto e di pregare liberamente, quando li considerate tutti dei pericolosi estremisti, quando continuate a dire «sporchi ebrei», «islamici di merda», «Italia agli italiani», quando chiudete gli occhi dinanzi ad un’ingiustizia.

Sono vivi quando ridete della disabilità, quando schernite un diversamente abile, quando usate la parola «handicappato» come offesa da rivolgere a qualcuno.

Sono e saranno vivi finché la dignità di ognuno non verrà riconosciuta, finché i diritti e le conquiste dei «diversi» verranno considerati come la vittoria di una minoranza e non la vittoria dell’intera società.

Pino Maniaci, non lasciamolo solo

In Attualità on 5 gennaio 2013 at 14:42

pinoQuest’oggi Pino Maniaci, Giornalista (sì, con la G maiuscola), ha subito nuove intimidazioni dalla criminalità organizzata. La sua macchina è stata distrutta da un incendio doloso, mentre a quella del figlio Giovanni è stato infranto il parabrezza. La sua “colpa” è quella di raccontare e di denunciare, attraverso l’emittente televisiva Telejato, i fenomeni mafiosi, di fare nomi e cognomi dei boss di Cosa Nostra, d’informare, di creare consapevolezza tra i cittadini, di svolgere la propria professione con coraggio e con rigore.

Non è ovviamente la prima volta che Pino Maniaci riceve minacce. In passato, ad esempio, venne dato fuoco ai ripetitori della sua trasmissione e nel 2008 subì un pestaggio da Michele Vitale, figlio del boss Vito Vitale, in seguito all’abbattimento di cinque stalle abusive costruite a Partinico. Un pentito di mafia, Giuseppe Briguglio, ha fatto inoltre sapere che i capi dei clan avevano dato il loro assenso per farlo definitivamente muori.

Oggi, nel giorno del compleanno di Peppino Impastato e nell’anniversario della morte di Pippo Fava, per evitare che il loro sacrificio sia stato vano, sarebbe ulteriormente opportuno sostenere Pino da vivo.

«Si sentono uomini d’onore, ma per noi disonorarli è una questione d’onore»
(Pino Maniaci)