Pasquale Videtta

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Fidanzati(ni) d’Italia

In Attualità, Politica on 26 maggio 2013 at 14:54

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Quanti sono i Fidanzati(ni) d’Italia? Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno.

Corigliano Calabro, Cosenza, un fidanzato di origine italiana, uccide la ragazza di 16 anni con un coltello. Prosegue poi dandole fuoco. Dopo aver compiuto il delitto, trasporta il cadavere in campagna.
Cerignola, Foggia, un fidanzato italiano, già identificato per spaccio, uccide a colpi di pistola la sua ex ragazza di 16 anni. I fidanzati(ni) d’Italia girano da tempo per l’Italia indisturbati.
Fontana di Rubiera, un italiano, Ivan Forte, strangola la fidanzata. Senza un motivo. E dopo averla soffocata, Forte è stato per venti ore a pensare; a meditare come farla franca. Nel frattempo ha scaldato il latte e dato da mangiare al piccolo con il biberon. Poi ha messo in atto il suo piano: ha dato fuoco al corpo della donna e a tutto l’appartamento, per simulare una fatalità e cancellare le prove di quell’orrore.

Chi è responsabile? Non la Polizia che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del femminicidio in Italia.
Nessuno è colpevole, forse neppure i fidanzati(ni) d’Italia. Se gli danno l’infermità mentale presto saranno di nuovo uomini liberi.

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Pd e Sel, consultate i vostri iscritti, non B.

In Partiti, Politica on 16 aprile 2013 at 13:27

gabanelliIl M5S ha scelto. La candidata alla Presidenza della Repubblica sarà una donna, una giornalista seria, pericolosa per chi commette o ha commesso atti illeciti e quindi esemplare: Milena Gabanelli.

Tuttavia, non voglio concentrarmi sulla figura cristallina della conduttrice di Report (che a mio avviso rifiuterà la candidatura, così come Gino Strada), né sulle sue (presunte) mancanze istituzionali, ma sul processo che ha portato a tale scelta. Un processo che – in tutti i suoi limiti – ha consentito a dei semplici iscritti di scegliere il proprio candidato.

Per questo sono abbastanza patetiche le critiche e le ironie verso le Quirinarie del M5S, specie se poi si sta in silenzio dinanzi alle candidature (Marini, Amato, Finocchiaro, D’Alema) del proprio schieramento politico o se, peggio ancora, si dà la colpa di un eventuale inciucio Pd-Pdl per la Presidenza della Repubblica a Grillo, dimenticandosi che è stato Bersani a richiamare – dopo l’incontro con Monti – «un nome di unità nazionale» e «la massima convergenza». Se il Pd non volesse davvero convergenze parallele e soavi corrispondenze d’amorosi sensi con B., non solo non avrebbe fissato un incontro, ma avrebbe proposto sin da subito un nome di rottura (vi dice niente Stefano Rodotà?). Così non è stato.

Ecco, anziché deridere il meccanismo di scelta del M5S, forse sarebbe il caso di allargarlo ad una platea ancor più estesa. Sarebbe gradito, insomma, che Pd e Sel (rappresentate da Bersani) cercassero convergenze con i propri iscritti, “incontrandoli” con delle apposite «Quirinarie», piuttosto che cercarle con B., incontrandolo nelle segrete stanze.

Trasparenza vafankulo!!!111

In Partiti, Politica on 5 aprile 2013 at 11:05

Schermata 2013-04-05 a 13.00.44Nel mondo a 5 Stelle la trasparenza va bene, ma solo se riguarda gli altri. Se poi la si deve applicare a se stessi, diventa un fastidio, un optional.

Oggi i deputati grillini s’incontrano con il loro capo-politico Giuseppe Piero Grillo: nessuno conosce il luogo della riunione, nessun giornalista potrà essere presente. La tanto decantata «diretta streaming» non si farà: le telecamerine (come le chiama il capo-politico del M5S nei suoi spettacoli) non sono ammesse.

Eppure, proprio sul blog di Grillo, sono tanti i riferimenti alla «trasparenza».

Il 2 Marzo 2012, ad esempio, Beppe se la prende con alcuni consiglieri per aver discusso su un forum privato: «La discussione che segue è tratta da un forum privato (trasparenza?) al quale hanno partecipato alcuni consiglieri del M5S. Leggerli mi ha fatto cadere le palle».

Il 25 Agosto 2012 viene ospitato un commento di tal Roberto B sulla Costituzione islandese: «Chiunque poteva seguire i progressi della Costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte (come nei comuni dove il M5S è eletto). Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi».

Il 4 Settembre 2012 Grillo, rispondendo alle critiche di Martin Schulz, è ancora più esplicito:  «Il MoVimento 5 Stelle è per la trasparenza assoluta di ogni atto pubblico. Il MoVimento 5 Stelle non lavora anonimamente, ma pubblicamente».

13 Settembre 2012, nuovo post. Questa volta viene riportato il parere di Andrea Defranceschi, consigliere regionale del M5S in Emilia-Romagna: «Il nostro elettorato, me compreso, è iperesigente, ipersensibile verso la trasparenza e verso la democrazia. Per cui il dibattito è in rete, è aperto, mentre negli altri partiti è nelle segrete stanze, da noi è aperto».

Claudio Messora (in arte «byoblu»)il 15 Settembre 2012, attacca «quei gruppi dove si discute di nascosto». 

Nuovo giro, altro post. E’ il 23 Ottobre 2012 e sul blog di Grillo compare un post di Giancarlo Cancelleri: «Noi siamo e saremo sempre per la trasparenza e per la partecipazione, anche per quanto riguarda le attività del movimento».

Non è finita qui. Il 26 Marzo 2013, quindi pochi giorni fa, la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi si scaglia contro le decisioni prese in segreto dai partiti: «Un decreto fatto in fretta e furia nelle segrete stanze come è solita fare la politica per una porcata di fine legislatura».

Vale sempre il detto: «Fate quel che dico, ma non fate quel che faccio».

Perché questo silenzio, Presidente Napolitano?

In Politica on 4 aprile 2013 at 17:59

nicola-mancino-giorgio-napolitanoCome ho scritto pochi giorni fa su Facebook, durante il suo triste settennato Giorgio Napolitano ha firmato il legittimo impedimento, il Lodo Alfano, la legge salva-liste del Pdl (Regionali Lazio), la finanziaria che raddoppiava l’Iva a Sky, lo scudo fiscale, le «norme razziali» (cit. Famiglia Cristiana) e anti-rom di Maroni, ha permesso a B., nel 2010 (durante la prima crisi), di ricompattare la maggioranza attraverso la compravendita di parlamentari, ha impedito il ritorno al voto nel 2011, ha nominato un presidente del Consiglio imposto dall’Europa, avvallando tutte le sue contro-riforme sociali, ha prorogato il mandato di un presidente del Consiglio mai eletto (violando per di più la Costituzione, secondo un articolo de l’Espresso) e ha messo in piedi una mini Commissione Bicamerale, azzerando (di fatto) l’esito delle elezioni.

Siccome al peggio non c’è mai fine, Napolitano (che, voglio ricordarlo, presiede altresì il Csm) è riuscito a superarsi ulteriormente, questa volta non tramite una delle sue celeberrime firme o scontrandosi con la procura di Palermo (la stessa che indaga sulle stragi), ma trincerandosi nel silenzio. A distanza di due giorni dalle gravissime minacce di morte di Cosa Nostra al pm antimafia Nino Di Matteo (impegnato nelle indagini sulla cosiddetta Trattativa tra Stato e mafia, che ha portato al rinvio a giudizio Totò Riina, Antonino Cinà, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca; il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino; gli ex ufficiali dell’Arma, Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno; l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri; l’ex ministro Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza), dal Quirinale non si è levato nemmeno un sospiro. Non una parola, non un gesto di vicinanza, non un monito. Pensate: ha avuto la preoccupazione di rispondere quest’oggi a Matteo Renzi, ma non di dedicare un messaggio di pieno appoggio ad un servitore dello Stato in pericolo.

Nulla, muto come una tomba. La stessa che i mafiosi vorrebbero scavare al pm Di Matteo.

P.S. Sarebbe opportuno se, oltre ad esprimere vicinanza, Napolitano si spendesse in prima persona al fine di archiviare il pretestuoso e pericoloso procedimento disciplinare del Csm contro Nino Di Matteo.

AGGIORNAMENTO (20.08): Mi segnala l’amica Valeria Bonanno che, fortunatamente, non tutti hanno deciso di chiudere occhi, orecchie e bocca. Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea, riferirà il tutto nella prossima seduta plenaria del Parlamento Europeo.

Renzi ad “Amici”: dal Caimano allo Sciacallo

In Politica, Televisione on 29 marzo 2013 at 10:23

renzi adesso«Torna a casa, Renzi!». Potrebbe essere il titolo di un nuovo film con protagonista non il celebre collie Lassie, ma con il sindaco di Firenze, che a casa (Mediaset) ha deciso di tornarci davvero. Dopo la storica partecipazione a La Ruota della Fortuna, il “buon” Matteo ha deciso di partecipare a – rullo di tamburi – nientepopodimeno che Amici di Maria De Filippi. Le male-lingue, che poi solitamente ci prendono, affermano che sia l’inizio della sua personale campagna elettorale.

Verrebbe da chiedersi, innanzitutto, come mai Silvio Berlusconi, proprietario della rete televisiva, consenta la partecipazione di un suo possibile rivale alle prossime elezioni in una trasmissione in prima serata, per di più non in una puntata qualsiasi, ma in quella d’inaugurazione della nuova serie (capace, lo scorso anno, di registrare 4,8 milioni di telespettatori e di risultare prima fra tutte nello share serale). Sarà che gli amici di cena (o di festa?) non si dimenticano o, per citare Foscolo, siamo di fronte ad una soave corrispondenza d’amorosi sensi, visto che il 12 Settembre del 2012 il leader del Pdl affermava che «Renzi porta avanti le nostre idee sotto le insegne del Pd».

Ma qui il problema è essenzialmente un altro. Al contrario di quel che afferma Domenico Naso nel suo blog sul Fatto Quotidiano, la partecipazione del sindaco di Firenze ad «Amici» (che con «Uomini e Donne» e il «Grande Fratello» costituisce una delle pietre angolari del processo di assuefazione di massa degli ultimi vent’anni) rappresenta l’omologazione della sinistra al berlusconismo: il successo facile, il trash televisivo che soppianta scuola e cultura. L’idea che per battere «il Caimano» sia necessario diventare «lo Sciacallo», copiarlo, adeguarsi alla sua idea di politica rappresenta la più grave sconfitta della sinistra. Una sconfitta non semplicemente politica, ma in particolar modo culturale e sociale. Perché vincere senza essere alternativi nei modi e nei metodi, senza proporre un’idea di società diversa, lontana dalla narcotizzazione del pensiero messa in atto dalle televisioni non può considerarsi un cambiamento reale.

Ho sempre ritenuto che il compito primario della politica fosse quello di educare il popolo, di elevarlo, di innalzarlo. Adeguarsi vuol dire abbandonarlo, accettare lo status-quo, pensare che non sia possibile scrivere un racconto diverso da quello egemonico degli ultimi vent’anni. Significa che, pur di raccattare qualche voto, saremo costretti a salire sui palchi di Pontida e iniziare a ruttare.

Nulla di nuovo sotto il Cupolone

In Attualità, Religione on 14 marzo 2013 at 12:09

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Da ieri si sprecano gli «habemus Papam», dopo giorni di «siamo senza Papa e senza Governo», a dimostrazione che anche nel linguaggio quotidiano vi è ormai un’ingerenza di uno Stato confessionale che dovrebbe essere indipendente da uno Stato laico. Habetis Papam, anzi habent. Loro, il Vaticano. Per questo ho provato i brividi quando ho sentito intonare l’inno di Mameli, questo sì nostro, in Piazza San Pietro per acclamare il nuovo Pontefice, quello «del cambiamento», «progressista», «vicino agli ultimi».

Si sono sprecate le definizioni, gli elogi, le esaltazioni e le prostrazioni dei quotidiani odierni, ad eccezione de il Manifesto, che se non esistesse bisognerebbe inventarlo: «Non è Francesco», il titolo provocatorio a caratteri cubitali. La Repubblica, sul suo sito, non ha trovato di meglio che dedicare uno speciale alla sua passione del nuovo Papa: il tango. «Quando Badoglio ballava il tango», è il sottotitolo che campeggia nella home-page, con tanto di grassetto. Sembra Studio Aperto, ma è proprio la Repubblica.

Incensato praticamente da tutti, quindi. Poi non importa che, sulle donne, abbia affermato che sono «inette alla politica». Era il 2007 e Cristina Kirchner, attuale presidentessa dell’Argentina, si candidò alle presidenziali con una coalizione d’ispirazione socialista. La reazione di Bergoglio fu furente:

«Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo. Abbiamo avuto una donna come presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo». 

Per il Papa Francesco I le donne dovrebbero quindi tornare ai fornelli e all’aspirapolvere. Sì, molto «progressista».

Omosessualità e aborto? Guai a nominarli. I matrimoni tra persone dello stesso sesso «sono un segno del diavolo»Di più«Mettono in gioco l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio. Questo è un tentativo distruttivo del disegno di Dio». Roba da far impallidire anche il pastore tedesco Ratzinger, che non si era ancora spinto a riesumare la figura luciferina.

Pare che Bergoglio abbia avuto anche legami con la dittatura argentina (consiglio l’approfondimento su Polisblog) e in modo particolare con Videla, condannato a due ergastoli e a 50 anni di carcere per vari crimini contro l’umanità, tra i quali l’assassinio e la tortura di 30000 persone.

Legami ricorrenti nel mondo ecclesiale. Basti pensare a quello tra Pio XI e Mussolini (quest’ultimo venne definito dal Pontefice «un dono della Provvidenza») o a quello tra Pio XII e Hitler o ancora a quello tra Wojtyla e Pinochet.

Nulla di nuovo sotto il Cupolone.

L’unico modo per stanare Grillo…

In Elezioni 2013, Partiti, Politica on 27 febbraio 2013 at 15:38

grillo-bersaniA Grillo gli si può dire di tutto, ma non che gli manchino la furbizia e il calcolo politico. Dichiarandosi indisponibile a concedere la fiducia a Pierluigi Bersani, sa di aver fatto l’en-plein perché:

  1. Non si «mischierà» al Pd, rischiando di perdere gli elettori di centrodestra o coloro che lo hanno votato perché delusi da tutti i partiti (la sua ossessione maniacale nell’apparire diverso è apparsa evidente anche in un gesto comunicativamente semplice: farsi fotografare alle urne il lunedì e non la domenica con tutti gli altri leader);
  2. Sa che Giorgio Napolitano, essendo nel cosiddetto «semestre bianco», non potrà sciogliere le Camere;
  3. Ciò costringerà Pd e Pdl, Bersani e Berlusconi, a trovare un accordo, affinché il centrosinistra possa ottenere quantomeno la prima fiducia;
  4. Sa che in qualsiasi caso il M5S, perlomeno secondo le sue previsioni, otterrebbe un effetto rimbalzo, come Syriza in Grecia: da un lato perché, andando subito a nuove elezioni, i suoi voti aumenterebbero; dall’altro perché, pur non recandoci immediatamente alle urne, “speculerebbe” sull’accordo tra centrodestra e centrosinistra (a dimostrazione di ciò, cito l’Amaca odierna di Michele Serra: «Qualunque accordo con Berlusconi costerebbe al Pd altri milioni di voti. Per primo il mio»). 

A questo punto, l’unico modo per stanarlo, per metterlo di fronte alle responsabilità che spettano a lui e al suo MoVimento, sarebbe affidargli il ruolo di formare un nuovo Governo.

P.S. Comunque, sorge spontaneo chiedersi: se Grillo è solo il «megafono», il «portavoce» del M5S, se «ognuno vale uno», perché è lui a dire «no» alla fiducia? C’è stata una consultazione interna? E’ questa l’iper-democrazia?

UPDATE – ORE 20.31

«Dopo il mio «no» alla fiducia, Pd e Pdl faranno l’accordo. Il Governo durerà un anno, si andrà alle urne e nel 2014 il M5S cambierà il mondo» 
(Beppe Grillo alla BBC)

Come volevasi dimostrare.

La Val di Susa sceglie Grillo. Bersani ora fermi il Tav

In Politica on 27 febbraio 2013 at 10:34

grillo tavSuccesso nel successo per Beppe Grillo e il M5S. Oltre allo straordinario risultato ottenuto su scala nazionale, il MoVimento del comico genovese ha trionfato in tutti i Comuni della Val di Susa direttamente toccati dalla questione Tav. Il Pd, qualora ce ne fosse ancora bisogno, si è dimostrato totalmente distaccato rispetto al contesto territoriale ed è stato punito, toccando in più casi percentuali che vanno dal 6% al 9%. Stessa sorte per Sel (contraria al Tav in Val di Susa), che con ogni probabilità ha pagato il sostegno a Fassino nel Comune di Torino e l’alleanza con i democratici alle elezioni politiche.

Il 23 marzo tutti i 156 parlamentari del Movimento 5 Stelle saranno alla manifestazione in Val di Susa per ribadire il no al Tav e ciò (giustamente) porterà loro ulteriore visibilità.

Pierluigi Bersani avrebbe la possibilità di trasformare una manifestazione di protesta in una giornata di festa, riavvicinare gli elettori della Valle al Pd. Per far sì che ciò sia possibile, c’è una sola cosa da fare: annunciare, in quella stessa data, il blocco del progetto.

COMUNE DI SUSA
Camera: M5S 42,7%; Pd 14,3% + Sel 2,1%
Senato: M5S 41,3%; Pd 15,6% + Sel 1,9%

COMUNE DI CHIOMONTE
Camera: M5S 37,5%; Pd 16,1% + Sel 0,8%
Senato: M5S 34,8%; Pd 17,8% + Sel 1,2%

COMUNE DI BUSSOLENO
Camera: M5S 46,2%; Pd 18,4% + Sel 2,6%
Senato: M5S 44,5%; Pd 19,4% + Sel 2,5%

COMUNE DI VENAUS
Camera: M5S 58,1%; Pd 10,5% + Sel 1,7%
Senato: M5S 47%; Pd 9,3% + Sel 1,9%

COMUNE DI AVIGLIANA
Camera: M5S 37,8%; Pd 19,1% + Sel 3,9%
Senato: M5S 35,5%; Pd 21,5% + Sel 3,4%

COMUNE DI EXILLES
Camera: M5S 53,2%; Pd 6,9% + Sel 2,9%
Senato: M5S 51,8%; Pd 9,6% + Sel 1,8%

COMUNE DI ALMESE
Camera: M5S 39,8%; Pd 19,3% + Sel 3,1%
Senato: M5S 41%; Pd 18% + Sel 3,3%

COMUNE DI RUBIANA
Camera: M5S 40,4%; Pd 19,2% + Sel 3,8%
Senato: Pd M5S 37,7%; Pd 20,9% + Sel 4,2%

COMUNE DI CONDOVE
Camera: M5S 42,4%; Pd 18,5% + Sel 3,5%
Senato: M5S 40,2%; Pd 20,0% + Sel 3,3%

COMUNE DI SANT’ANTONINO DI SUSA
Camera: M5S 41,5%; Pd 17,9% + Sel 2,6%
Senato: M5S 40,2%; Pd 19,5% + Sel 2,3%

COMUNE DI MATTIE
Camera: M5S 53,2%; Pd 15% + Sel 3,2%
Senato: M5S 49,3%; Pd 17,8% + Sel 1,9%

COMUNE DI GRAVERE
Camera: M5S 42,7%; Pd 14,6% + Sel 0,9%
Senato: M5S 39,5%; Pd 16,2% + Sel 1,2%

COMUNE DI MEANA DI SUSA
Camera: M5S 45,5%; Pd 11,5% + Sel 2,0%
Senato: M5S 43,5%; Pd 14,3% + Sel 1,8%

COMUNE DI GIAGLIONE
Camera: M5S 44%; Pd 14,7% + Sel 5,9%
Senato: M5S 43,5%; Pd 16%; Sel 4,2%

COMUNE DI SALBERTRAND
Camera: M5S 40%; Pd 14,8% + Sel 3,9%
Senato: M5S 37,2%; Pd 16,1% + Sel 4,2%

COMUNE DI BRUZOLO
Camera: M5S 45,7%; Pd 18,2% + Sel 3,1%
Senato: M5S 43,5%; Pd 19,1% + Sel 2,2%

COMUNE DI SAN DIDERO
Camera: M5S 51%; Pd 11,2% + Sel 2,2%
Senato: M5S 48,2%; Pd 12,5% + Sel 2,1%

COMUNE DI BORGONE SUSA
Camera: M5S 42,9%; Pd 19,3% + Sel 2,3%
Senato: M5S 40,8%; Pd 20,1% + Sel 3,0%

COMUNE DI BUTTIGLIERA ALTA
Camera: M5S 31,5%; Pd 22,5% + Sel 3,2%
Senato: M5S 29,2% Pd 24,6% + Sel 2,9%

COMUNE DI SANT’AMBROGIO DI TORINO
Camera: M5S 45,2%; Pd 18,0% + Sel 1,9%
Senato: M5S 42,9%; Pd 19,1% + Sel 1,6%

COMUNE DI VAIE
Camera: M5S 50,4%; Pd 13,7% + Sel 2,5%
Senato: M5S 49,2%; Pd 15% + Sel 1,9%

COMUNE DI ROSTA
Camera: M5S 33,2%; Pd 20,8% + Sel 2,8%
Senato: M5S 31%; Pd 22,7% + Sel 2,5%

TAV tracciato

Va tutto bene, va tutto bene

In Elezioni 2013 on 26 febbraio 2013 at 13:38

vendo bersaE ancora una volta siamo qui a commentare un’altra disfatta, l’ennesimo miracolo del centrosinistra, capace di perdere elezioni già vinte e di resuscitare, tanto per cambiare, un candidato politicamente morto. Non è andata meglio a Rivoluzione Civile, il cui progetto inizialmente nobile è stato sporcato da chi ha tentato di appropriarsene, tentando di utilizzare il movimento come un autobus verso il Parlamento.

Hanno perso tutte le sinistre, di ogni sfumatura, apparse conservatrici agli occhi degli italiani, distanti dai problemi reali del Paese, troppo impegnate a discutere di alchimie post-elettorali. Italia Bene Comune è sembrata fin da subito un progetto grigio, proprio come i manifesti di Pier Luigi Bersani (e qui ci sarebbe da affrontare l’annoso problema della comunicazione del Pd). Quest’ultimo verrà ricordato non per le sue proposte (poche e poco entusiasmanti), ma per il suo politicismo astratto, per i suoi continui richiami ad accordi di governo con Monti, ingigantendo una figura che, in termini elettorali, ha ottenuto appena il 9% al Senato. Questo, a sua volta, ha penalizzato Sinistra Ecologia Libertà, che è riuscita a far peggio della Sinistra Arcobaleno (3,1%) e dell’Idv alleata con il Pd nel 2008 (3,2% vs 4,4%), appannando la figura di Nichi Vendola (il centrodestra ha vinto anche in Puglia), non più visto come l’uomo rivoluzionario, radicale, di sinistra e alternativo alle scelte sciagurate dell’apparato dirigenziale del Pd, ma come un dirigente politico subalterno, un contro-altare, l’artista della famiglia, una costola di sinistra di Letta, Fioroni e D’Alema.

Berlusconi, al contrario, verrà sì ricordato (perlomeno dal sottoscritto) per il suo show a Servizio Pubblico, ma anche per la sua proposta (folle, ridicola o seria che sia) sull’Imu, per il suo «no» ad ulteriori sacrifici, per le sue critiche al ruolo limitato della BCE, per il suo contrasto al fiscal compact (in compenso ci si dimenticherà o si è già dimenticato che è stato lui a sostenerlo per primo). Cose, insomma, che avrei dovuto sentire dalla coalizione dei progressisti (a parte la boutade sull’Imu) e dal suo candidato premier. Ma Bersani, invece, ha fatto l’esatto contrario, sostenendo che i trattati fiscali europei non sarebbero stati rinegoziati e che in fondo sarebbe bastata «un po’ più di equità», arrivando a rinnegare la patrimoniale sulle grande ricchezze, da utilizzare, insieme ad altre proposte (come il reddito minimo garantito), per ribattere alla trovata del Caimano.

E’ stato il centrosinistra a riportare Berlusconi alla ribalta, non solo non accettando di votare un anno fa (quando il leader del Pdl non avrebbe superato nemmeno il 15%), ma riproponendo il voto contro una persona, il «voto utile» (alla fine dimostratosi ancora una volta inutile, come nel 2008), lo smacchiamento del «giaguaro», che come ha fatto notare l’amico Claudio Riccio, ha soppiantato lo slogan «l’Italia giusta»: 

«L’obiettivo programmatico è stato rimpiazzato da quello competitivo, il parteggiare per un’idea è stato sostituito dal tifo per una collocazione politica. “Vincere per cambiare il Paese” è diventato un “vincere per non tornare indietro”. Il progetto politico dei progressisti e in particolare quello democratico sembra aver scelto di autoalimentarsi aiutando la propria nemesi a tornare al centro della scena e del dibattito politico. Così facendo ha incastrato tutti nell’eterno ritorno dell’ultimo ventennio. Più che un giaguaro il simbolo della campagna elettorale sembra proprio essere il gattopardo, simbolo del “cambiare tutto per non cambiare niente».

Dopo vent’anni gli elettori di sinistra, speranzosi di votare per realizzare qualcosa e non di votare ancora una volta contro qualcuno, hanno detto basta e si sono riversati nel MoVimento 5 Stelle. Questo lo dicono i numeri: il Pd di Bersani ha perso tre milioni e quattrocentomila voti rispetto a quello di Veltroni. Tale emorragia è particolarmente evidente al Sud e nelle cosiddette «Regioni Rosse», ossia Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Marche. Nella prima i democratici sono passati (dati della Camera) dal 46,8% al 37,5% (circa trecentomila voti in meno); nella seconda si è scesi dal 45,7% al 37% (anche qui trecentomila voti in meno); nella terza dodici punti percentuali in meno: dal 44,4% al 32,1% (meno centomila voti); nell’ultima dal 41,4% al 27,7% (centocinquantamila voti in meno), con tanto di sorpasso del M5S, diventato primo partito col 32,1%.

Ma i voti di Grillo sono solamente mera protesta contro i partiti in sé? No, hanno perso, come ha fatto notare Francesca Fornario, coloro i quali hanno sostenuto l’austerity, i sacrifici indiscriminati e coloro i quali si sono alleati con chi ha sostenuto tutto ciò. Esempi lampanti: il Pd (crollato), l’Udc (1,8%), Fli (0,5%, ma i problemi di questo partito non si racchiudono in ciò), lo stesso Monti (un misero 9%), Sel (3,2%). Ne hanno tratto vantaggio il M5S e parzialmente Berlusconi, le cui colpe sono state dimenticate e cancellate con un colpo di spugna e che, a partire dalla fiducia tolta al Governo dei tecnici, ha ripreso la sua ascesa, riportando un partito dato al 13% al 29%.

Poi, va be’, capisci che ogni analisi, compresa quella che ho appena fatto (condivisibile o meno) sarà inutile quando senti dire da Enrico Letta che in fondo così male non è andata perché «bisogna prendere atto che il Pd è primo al Senato», da Ingroia che RC ha fallito «perché è colpa del Pd» e poi da Vendola che «noi di Sel possiamo dirlo con orgoglio: missione compiuta. La sinistra torna in Parlamento». 7 senatori come missione della «sinistra». Immaginate se  questa fosse fallita. Con questi dirigenti qui non vinceremo mai.

Volete essere scusati? Sostenete la legge contro l’omofobia

In LGBTQ, Partiti on 21 febbraio 2013 at 11:46

Schermata 2013-02-21 a 12.25.39

Credo che non sia necessario spendere ulteriori commenti per il video realizzato da due esponenti di Fratelli D’Italia. E’ stato detto già tutto. Piuttosto mi concentrerei sulle parole di condanna di Giorgia Meloni e sul contro-filmato realizzato da Crosetto e dalla fondatrice del suddetto movimento.

«Ferma condanna per ogni specie di omofobia», ha commentato l’ex ministra della Gioventù, che si è detta «basita e avvilita» per l’accaduto. Per farsi perdonare, inoltre, i due fondatori di Fratelli D’Italia hanno registrato, appunto, un video. Ammetto che, quando su uno dei fogli ho letto «rispondiamo a modo nostro», pensando alla presenza di La Russa nel movimento, ho temuto che si riferissero al manganello e all’olio di ricino. Sapete com’è: certi amori non finiscono. Subito dopo è comparso: «Chiediamo scusa». 

Bene, bravi. Ma le parole non bastano. Contano i fatti e sono questi ad inchiodarvi, a mostrarvi per ciò che siete stati e per ciò che siete. Perché è facile chiedere il perdono a parole, ma poi votare a favore, come avete fatto entrambi, alle pregiudiziali di costituzionalità sulla legge contro l’omofobia di Anna Paola Concia, affossando il testo alla Camera.

La Meloni, dopo il suo voto, ha pensato a quanto fossero «basiti e avviliti» gli omosessuali che, ogni giorno, sono costretti a ghettizzarsi, a reprimere affettività, sessualità e vita, ad aver paura di poter semplicemente camminare mano nella mano con il proprio compagno o con la propria compagna?

Volete essere perdonati? Ok, tornate sui vostri passi e quando il centrosinistra proporrà la legge contro l’omofobia, sostenetela. Non ci sarebbero scuse più sincere.